Il cerchio, figura geometrica nella quale non è possibile distinguere il principio dalla fine in quanto tutti i punti sulla circonferenza sono equidistanti dal centro, è considerato simbolo universale di equilibrio e di armonia e come il cielo rappresenta la perfezione, l’eternità intesa come ciclo perenne della vita. Forma perfetta, in tutte le culture e in tutte le religioni il cerchio è simbolo di spiritualità, dell’immaterialità dell’anima, dell’illimitato, del divino in contrapposizione al quadrato (creato, opera del divino). Nell’architettura è espressione di armonia, infatti si ritrova in molte costruzioni architettoniche sin da tempi antichi, molte delle quali partono dalla sua suddivisione. Considerato un potente campo di energia psicofisica, gli viene attribuito un valore magico sin dai tempi dei babilonesi e più frequentemente al tempo dei maghi del Medioevo e del Rinascimento, come pure in diverse tribù degli indiani d’America. Figura dinamica per eccellenza, il significato del Cerchio richiama l’idea del movimento scorrevole e rotondo, ossia la quarta dimensione: il tempo, il cambiamento nello spazio quando la sua forma è combinata a quella del quadrato (stabilità). Proprio questa sua peculiarità ne ha fatto uno degli strumenti di gioco preferito dai bambini in tutte le epoche. Anche se non ci è mai pervenuto alcun esemplare di cerchio, l’archeologia ci ha restituito tuttavia diverse testimonianze: la più antica raffigurazione risale al tempo degli Egizi, si tratta di una pittura rinvenuta in una tomba raffigurante due uomini intenti a contendersi un cerchio con due bastoni uncinati. Con un po’ di immaginazione è facile dedurre che il gioco consisteva nel far rotolare il cerchio col bastone o lanciarselo e catturarlo al volo con lo stesso. I giovani greci facevano rotolare un cerchio metallico detto “trochos” spingendolo con una bacchetta (rabdos) dall’estremità ricurva a forma di una chiave.  Al trochos, normalmente costruito in bronzo o più semplicemente ricavato dai cerchi dei carri, a volte venivano applicati dei sonagli o altre parti metalliche per rendere il gioco più rumoroso e più festoso sui selciati. Si possono ipotizzare delle allegre quanto chiassose gare tra gli efebi. Nella figura, riproduzione di una ceramica preziosa, si vedono due giovani interrotti nei loro giochi che fuggono alle minacce di Eros: l’uno, abbandonata la trottola e il nastro usato per farla girare; l’altro corre portandosi via il suo prezioso trochos e la bacchetta. Il bassorilievo accanto testimonia la pratica diffusa di questo gioco anche tra i giovani romani, descritto da diversi autori latini.  Nel Medioevo, per quanto sia i giochi degli adulti sia quelli dei bambini fossero contrastati e limitati dalla chiesa perché considerati attività pericolose che distoglievano il credente dalle preghiere, non cambiò molto rispetto ai secoli passati; i bambini giocavano con cerchi, bastoni, mazze, palle e riesce quasi impossibile non immaginare un ragazzo correre dietro un cerchio o una qualunque ruota di legno. Nel dipinto Giochi di fanciulli (1560) del pittore fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio, tra la folla di bambini impegnati in numerosissimi giochi e passatempi, risaltano in primo piano due giovani nell’azione di far rotolare un cerchio con un bastone.  Rimasto molto diffuso attraverso i secoli, Il cerchio oggi è uno dei cinque attrezzi utilizzati nella ginnastica ritmica, ma  soprattutto è stato uno dei più diffusi giochi dei ragazzi fino a qualche decennio fa: quando i ragazzi erano ancora padroni della strada e delle piazze.   Il cerchione di una ruota di bicicletta in disuso era facile da trovare per chiunque, bastava togliere i raggi e la “fuoriserie” era pronta per sfrecciare. Il bambino lo trattava con cura come appunto una fuoriserie richiedeva, lo custodiva con gelosia e nei momenti di pausa, magari per prendere un po’ di fiato, veniva adeguatamente appoggiato al muro (parcheggiato). Interminabili gare tra le strade dei paesi o percorsi di abilità tra ostacoli vari riempivano le giornate dei giovani appagando il loro desiderio di movimento fino all’ultimo residuo d’energia. Il cerchio poteva essere condotto con una bacchetta di ferro (manubrio) o con un bastoncino di legno. Naturalmente la tecnica variava: la bacchetta di ferro piegata ad L ad una estremità accoglieva il cerchio facendolo scivolare con la spinta, mentre il bastoncino di legno arrotondato in punta lo spingeva incastrandosi in modo tangente nell’incavo che ospitava la camera d’aria. Particolare era la frenata col bastoncino che andava posto nella parte superiore del cerchio per provocare attrito, più semplice con la bacchetta di ferro che lo tratteneva agganciandolo dall’interno. Correre dietro al cerchio facendolo rotolare in equilibrio richiedeva una grandissima dose di fantasia, ma anche doti di coordinazione dinamica generale e più specificatamente di coordinazione oculo- manuale, nonchè velocità e resistenza alla fatica; inoltre, per guidarlo in salita e in discesa, per frenarlo o farlo curvare, era necessaria una certa sensibilità nella capacità di valutare le distanze e nella capacità di adeguare la forza di spinta in funzione del percorso (differenziazione dinamica e cinestesica). Con ore di gioco, prove ed errori, gare e sconfitte, il bambino gradualmente affinava la tecnica fino a divenire un tutt’uno con il cerchio. Per i più piccoli, per il passaggio dal bastone, cavalcato come un cavalluccio, alla ruota, si era soliti preparare un tipo di cerchio più facile da “guidare”: Il cerchione non veniva privato dei raggi e la bacchetta di ferro piegata ad L veniva inserita a mozzo nella “flangia”. Quando non era possibile reperire un cerchione si ripiegava sul copertone di bici o di moto, più facili da trovare. Il copertone per esssere spinto veniva battuto con una bacchetta di legno, mentre per le sterzate con la stessa si esercitava una pressione sulle superfici laterali. Nell’immaginario dei ragazzi era più utilitaria che fuoriserie e forse anche meno affascinante, ma non per questo meno valida e piacevole.

                                                                                                       Salvin

Di salvin