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Camp. Studenteschi

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Alla campestre regionale medaglie solo per pochi.

Niente medaglia ai secondi e terzi individualisti

Si è appena svolta la fase regionale di corsa campestre, edizione 2010/2011 dei giochi sportivi studenteschi, destinata sicuramente a lasciare uno strascico di polemiche... L’idea del Coordinatore Regionale per l’Educazione Fisica, prof. Rosario Mercurio, di coniugare lo sport con la cultura e l’arte, ci trova d’accordo, pertanto, anche se ormai affezionati al consueto appuntamento annuale nella pineta di Pizzo, nulla da eccepire sull’ottima scelta del parco archeologico di Roccelletta di Borgia (CZ) come sede di svolgimento della manifestazione e ugualmente nulla da eccepire sull’accoglienza.

Sugli aspetti tecnici-organizzativi il giudizio è sicuramente positivo: un’adeguata distribuzione dei giudici di gara e soprattutto un ottimo percorso hanno permesso, nonostante le avverse condizioni atmosferiche, un normale svolgimento delle gare. Il giudizio è assolutamente negativo, invece, sull’opportunità di premiare solo il primo individualista di ogni categoria e non i primi tre. Credo sia la prima volta che si verifica una cosa del genere e la mia amarezza cresce ogni volta che penso alla delusione che si leggeva negli occhi di quei ragazzi e ragazze che sono giunti al traguardo secondi o terzi dopo aver dato fondo a tutte le loro energie: non si arriva al traguardo solo per dare consistenza alla vittoria del primo. L'impressione che se ne ricava è che la FIDAL consideri i nostri studenti degli sparring partners, un dettaglio del contesto nel quale i loro atleti fanno passerella per conquistare la vetrina più prestigiosa della fase nazionale. Del resto, nelle classifiche comunicate all’Ufficio Scolastico Regionale in data 28/02/2011 (pubblicate sul sito della FIDAL Calabria il 24/02) viene sottolineata la società di appartenenza degli studenti atleti che hanno vinto e non.  ASD Atletica Reggina - Fiamma Atletica Catanzaro - Polisportiva Acli Rinascita 2000 - l’Atletica Minniti -  Gruppo Sportivo Aschenez le società presenti con i loro atleti, a cui va tutto il mio apprezzamento per i valori espressi, ma non si può enfatizzare solo la prestazione dei tesserati o quella di qualche giovane promessa perché fratello d’arte, dimenticando tutti gli altri. Abbiamo assistito a delle belle gare, con alcuni atleti veri che calzavano scarpe chiodate e con molti ragazzi per i quali la scuola è l’unico contesto in cui praticare questo tipo di sport: è questa la collaborazione Scuola-Coni.
I Giochi Sportivi Studenteschi, in quanto strumento di crescita umana e culturale, hanno l’obiettivo di coinvolgere e di avviare alla pratica sportiva il maggior numero di studenti, quindi trovo del tutto naturale e auspicabile che per diversi ragazzi (purtroppo pochi) siano una tappa di passaggio verso altri contesti: le federazioni. Resto però fermamente convinto che ogni attore si debba esibire sul proprio palcoscenico. Priviamo ragazzi che si affacciano allo sport della possibilità di vivere una esperienza regionale o nazionale significativa per la loro vita anche di futuri atleti, a favore di altri ragazzi che queste esperienze le vivono brillantemente con le loro società di appartenenza. Se provassimo per un attimo a levare dalla classifica delle allieve le studentesse tesserate per le società di atletica leggera, rimarrebbero 46 ragazze delle scuole delle 5 province, al contrario se levassimo tutte queste, rimarrebbero solo tre tesserate di cui due individualiste. Alla luce di questa constatazione, mi sento di affermare che alle gare dei giochi sportivi studenteschi, in tutte le fasi, si dovrebbero cimentare solo gli studenti non tesserati. Oltretutto, e mi rivolgo ai colleghi docenti,  la capacità dell’insegnante di Educazione Fisica di coinvolgere i ragazzi dovrebbe prescindere dagli studenti tesserati.
Dicevamo della delusione dei ragazzi non premiati per il secondo e terzo posto. Ogni forma di agonismo sportivo trae energia da quella motivazione intrinseca che ci permette di superare la fatica degli allenamenti, di sopportare la stanchezza in gara e di trovare lo stimolo per spostare più avanti il proprio limite: la medaglia ne rappresenta il sublime riconoscimento.

Salvin