La scoliosi è un problema antico che affligge la specie umana fin dall’assunzione della
stazione eretta. Si trovano riferimenti in antichi documenti cinesi, indiani ed egizi. Nell’Antico Testamento si possono rintracciare descrizioni di tentativi di correzione, anche se l’inizio della storia del trattamento di questa malformazione vertebrale viene generalmente attribuito ad Ippocrate.
Tecnicamente la scoliosi è una inclinazione patologica del rachide sul piano frontale, cioè una deviazione laterale a destra o a sinistra della colonna vertebrale. Molte volte, ad una prima inclinazione ne risponde una seconda dall’altro lato per compensare lo strapiombo (a doppia curva) e in quelle più gravi, le vertebre interessate nella curva tendono a ruotare provocando la sporgenza di un emitorace.
I danni provocati non si limitano solo alla natura estetica, spesso sono molto più gravi: il rachide diviene più rigido con conseguente riduzione dell’ampiezza dei movimenti di torsione e flessione, mentre la conseguente limitazione funzionale degli organi interni riduce la capacità cardiorespiratoria e nel complesso la capacità generale di sforzo.
Può insorgere in qualsiasi momento dell’età evolutiva con più incidenza tra i 10 e 13 anni di età, il suo decorso non obbedisce a delle regole precise e il pericolo si riduce notevolmente solo verso i 16/18 anni di età.
Non si sa molto sulla eziopatogenesi. I tanti studiosi che hanno cercato di indagare sulle cause dell’insorgere della scoliosi ci forniscono una serie di teorie ed ipotesi assai diverse tra di loro che non aiutano a sciogliere il quesito. In sostanza, solo il 20% circa delle scoliosi ha origine da cause conosciute, come dismetria degli arti inferiori o del bacino (cause statiche), malformazioni congenite dei corpi vertebrali (poliomielite), mentre Il restante 80%, dette idiopatiche, vien imputato a una serie di cause probabili come l’ereditarietà, il banco, la cartella e, soprattutto, la postura viziata (atteggiamento).
È proprio sull’atteggiamento e sulle scoliosi minori che vogliamo soffermarci, cioè quelle inclinazioni del rachide facilmente correggibili, ma che non possono non essere considerati campanelli di allarme.
I programmi di screening effettuati sulla popolazione scolastica in varie parti del mondo hanno dimostrato che l’incidenza della scoliosi non strutturale (<10°) può arrivare a percentuali considerevoli nei giovani compresi nell’età di rischio dai 10 ai 13 anni. Va detto, però, che prima che si effettuassero gli screening su larga scala queste curve minori passavano inosservate, a dimostrazione che fortunatamente la maggior parte di queste non evolvono in una scoliosi progressiva e quindi non causano problemi.
Secondo uno screening svolto su ragazzi della scuola dell’obbligo di Catanzaro e riportato dal dr. Milano (direttore della cattedra di Ortopedia dell’Università di Catanzaro) agli atti del 4 Congresso Nazionale di Medicina dello Sport (Copanello), risulta che il 14,10% presenta un posturale alterato.
Il fattore posturale ha indubbiamente un ruolo importante, ma che possa agire da solo nella comparsa di una scoliosi non sempre è certo; gli autori Pivetta pongono addirittura il quesito se il giovane scoliotico è divenuto tale per aver mantenuto a lungo una postura viziata, o mantiene un atteggiamento scorretto non tanto per consuetudine errata quanto per il fatto di essere già scoliotico. D’altra parte, a dimostrazione che si è nel campo delle ipotesi, va sottolineato che non tutti i ragazzi che assumono posizioni scorrette tra i banchi o davanti ad un televisore subiscono deformazioni morfologiche.
Come si interviene in caso venga diagnosticato un atteggiamento scoliotico?
Una simile diagnosi non deve assolutamente tranquillizzare, anzi è importante prendere coscienza del problema e, anche se molto spesso non risolutivo, intervenire precocemente per cercare di rallentarne l‘evoluzione.
L’atteggiamento è un vizio che si può correggere con la volontà, è pertanto di fondamentale importanza sensibilizzare il soggetto all’autocorrezione: Il protocollo Stagnara negli anni 60 fondava il suo intervento cinesiterapico essenzialmente sull’educazione psicomotoria, ossia sul mantenimento prolungato della postura corretta nei gesti della via quotidiana allo scopo di riorganizzare e perfezionare lo schema corporeo del soggetto.
Spesso un vizio di postura, se non corretto, crea delle ipotonie muscolari e degli adattamenti legamentosi che a loro volta possono alterare l’accrescimento
simmetrico dei corpi vertebrali. Secondo la legge di Delpech, infatti, i corpi vertebrali, per effetto della pressione dovuta all’accorciamento legamentoso, dal lato della concavità subiscono un rallentamento della crescita fino ad assumere una forma a cuneo che presto può diventare una vera e propria alterazione strutturale.
L’importanza dell’attività fisica.
In una fase della vita in cui la scuola, l’attrazione verso i videogiochi, la televisione e tutte le attività che inducono a stare molto seduti trasformano i nostri ragazzi in sedentari, l’attività fisica diviene una necessità di vitale importanza. Non necessariamente ginnastica correttiva, ma movimento, giochi e ginnastica generale per restituire vitalità e quel tono muscolare necessario per mantenere una postura corretta.
La moderata pratica sportiva, evitando di esasperare le ipermorfie specifiche di una singola disciplina, rappresenta un buon coadiuvante, visto che il ragazzo è poco attratto dalla ginnastica correttiva. Molti autori indicano tra gli sport più favorevoli la pallacanestro e la pallavolo che, con i loro movimenti di tiro, di palleggio e passaggio, favoriscono l’estensione del rachide e una utile sollecitazione muscolare; altri indicano il nuoto perché migliora il trofismo muscolare simmetricamente, la capacità cardio—respiratoria e permette, inoltre, di lavorare con il rachide completamente a scarico.
A nostro parere non esiste di fatto uno sport che, in generale sia migliore di un altro, anche se qualcuno va naturalmente sconsigliato, lasciamo, quindi, che sia il ragazzo a scegliere in base alle sue relazioni ed ai suoi desideri, senza creare sovraccarico psicologico in quanto “momento terapeutico mascherato”.
