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Evoluzione tattica del calcio moderno

Agli inizi era un disordinato rincorrere la palla tutti assieme.

Agli inizi era un disordinato rincorrere la palla tutti assieme. Il rinnovamento continuo degli schemi di gioco del calcio moderno ha portato anche una visione più piacevole per gli spettatori, per cui, nel corso degli anni è divenuto un fenomeno sociale capace di mobilitare un gran numero di masse più di ogni altro evento religioso o politico.
Il momento di svolta nella storia del calcio si ha non appena ci si distacca dal rugby e si decide di collocare per regolamento un giocatore a guardiano della porta, unico autorizzato a giocare il pallone con le mani.

A quel punto, non esiste ancora una vera disposizione tattica e molto spesso i giocatori, senza ruoli fissi, stazionano nelle parti del campo a loro più congeniali, producendosi in lunghe corse finché il fiato li sorregge.

Le formazioni prevedono il portiere, al massimo 1 difensore e 9 attaccanti (fig. 1), ma già nel 1863 viene arretrato un attaccante dando così origine al ruolo del mediano (fig. 2). Successivamente viene arretrato un altro attaccante per formare il sistema 1-2-7, (fig. 3). Constatiamo già agli albori del gioco l’esistenza dei 4 ruoli fondamentali: portiere, difensori, mediani e attaccanti.
Verso la fine del 1870, in Gran Bretagna, si comincia ad utilizzare in forma programmata e razionale il passaggio. Questa invenzione del tutto rivoluzionaria, porta i difensori da 1 a 2, così da avere, con uno schieramento 2-2-6 (fig. 4) una migliore distribuzione in campo e di conseguenza il gioco, da ammassato e confuso, tende ad aprirsi per favorire il passaggio divenendo più gradevole.

Qualche anno più tardi si diffonde la formazione a “piramide”, 2-3-5 (fig. 5), che rimane attuale in tutta Europa per circa mezzo secolo. Questo schema utilizzava un’altro mediano in mezzo al campo per stabilire un rapporto più equilibrato tra attacco e difesa. Il “centro-mediano” svolge funzioni sia di difesa sia di attacco divenendo il fulcro di tutto il gioco.
Dallo schieramento piramidale, con due terzini, una linea mediana di tre uomini e cinque attaccanti in linea, i tecnici italiani arretrano le mezzali, dando origine al “Metodo” detto anche “W W”, (fig. 6). Tre attaccanti e due interni formano la prima W e tre mediani allineati e due terzini dietro formano la seconda, il centromediano è qui ancora il perno della manovra. La celebre Nazionale austriaca, “squadra delle meraviglie”, con questo schema detta la tendenza del momento.

Alla fine degli anni trenta (in Italia è introdotto da Arpad Wiesz) compare il “Sistema” che si contrappone al Metodo fino asoppiantarlo, lasciando però molti rimpianti per lo spettacolo che incomincia a venir meno. Con l’affermarsi della tattica del fuorigioco, per compensare lo sbilanciamento in avanti, il centromediano, ora chiamato “stopper”, anziché impostare il gioco, si colloca in mezzo ai terzini per bloccare la spinta offensiva del centravanti, (fig. 7).
Da questa disposizione nasce una nuova figura detta “W M”, infatti, nell’ultima linea di difesa, i terzini si spostano verso i lati per far posto al centromediano, mentre i mediani, giocando adesso meno aperti, formano con le mezzali un quadrilatero che diventa il principale produttore di gioco ma anche essenziale per il contenimento degli attacchi altrui. Il gioco diventa più veloce, la palla viaggia a terra e si inserisce per la prima volta il concetto di marcatura ad uomo.
Dopo il 1950 le tattiche difensive italiane si sviluppano in funzione dei mutamenti del panorama calcistico: i guadagni aumentano, il calcio si avvia a diventare un’industria, alcune fra le più importanti società sportive d'inizio secolo ingaggiano attaccanti di talento provenienti da ogni parte del mondo. In questo contesto la paura di perdere è più forte della voglia di vincere e pochi sono disponibili a subire pesanti sconfitte, pertanto, gli allenatori intraprendono la ricerca di metodi agonistici utili per limitare i danni. Le squadre meno blasonate, che non possono permettersi di competere all'interno di questo mercato, pian piano, infoltiscono le loro difese per non essere sommerse da una valanga di goal.

Nasce così il cosiddetto "gioco all'italiana", che prevede squadre disposte in difesa pronte a sfruttare al meglio, con pochi e mirati contrattacchi, gli spazi lasciati dagli avversari costantemente spinti in attacco. Non essendo più la superiore abilità individuale garanzia assoluta di successo, anche le Società di calcio di maggior prestigio si rendono conto che è giunto il momento di trovare delle soluzioni tattiche per arginare il contropiede avversario. Viene abbandonato il “sistema” si introduce così nel gioco del calcio l'idea di utilizzare due difensori centrali, uno (stopper) chiamato a marcare il centravanti, mentre l'altro assume il ruolo di copertura (libero). Oramai tutte le squadre hanno passato il centro-mediano alle spalle dei terzini e nella nuova collocazione viene chiamato “libero” (fig.8).
Sono "ragioni pratiche", e non teorico-speculative, che spingono le Società di calcio italiane a seguire la via dell'innovazione. Il momento è tuttavia contraddittorio: da una parte si sviluppa quel rozzo difensivismo detto “catenaccio” che per anni sarà tipico delle squadre italiane, dall’altra, si registra l’arrivo di campioni stranieri che divertono ugualmente il pubblico con i loro virtuosismi.
L’arretramento progressivo del numero 5, che ha giocato prima a ridosso dell’attacco, poi in mezzo al campo, poi ancora fra i terzini e successivamente quello del numero 6 (altro mediano) davanti al portiere, mostra quale sia stata storicamente la tendenza tattica del football.
Il Brasile, campione mondiale del ‘58 e del ‘62 riporta un po’ di gusto al gioco. Le sue formazioni erano schierate a “4-2-4” e “4-3-3”, cioè rispettivamente con quattro difensori in linea, due centrocampisti e quattro attaccanti o con tre centrocampisti e tre avanti. C’è da dire che con i campioni che si ritrova avrebbe divertito e vinto comunque indipendentemente dallo schieramento. Nonostante il lungo dominio (ne fa le spese l’Italia ai mondiali del 1970), il Brasile non ha fa scuola, anzi le squadre si chiudono sempre di più passando dalle tre punte alle due, poi a una fissa e infine a una punta sola che oscilla fra attacco e centrocampo.
Lo stesso discorso vale per il “calcio totale” inventato dagli olandesi: una breve illusione, non si tratta di una nuova tattica, ma di una compagine molto forte atleticamente, capace di partecipare davvero in maniera corale alle manovre con in più uomini come Rudy, Krol, Cruyff e Neeskens.
Nel 1982, la Nazionale Italiana si impone ai campionati del mondo di Spagna battendo il Brasile, l’Argentina ed in finale la sempre forte Germania, schierando il libero e attuando marcature a uomo fisse (fig. 8), ma con giocatori di valore assoluto all’altezza dell’impresa.

La variante tattica degli anni 90 è la “zona”, un tipo di marcamento che i brasiliani hanno sempre adottato e che consiste nella rinuncia a seguire sempre il proprio avversario diretto, badando invece al presidio della zona di campo affidata.
Questo tipo di gioco favorisce lo spettacolo, perché lascia spazi più larghi e libera dalla presenza assillante dei marcatori, ma richiede grandi doti atletiche: i due schemi più frequenti sono il 4-4-2 (fig. 9) che garantisce una copertura ottimale di tutto il campo e lo spettacolare ed ultra offensivo 3-4-3 (fig. 10). Si può dire che questo è il modo di giocare attuale, sul quale si sono innestate una serie di varianti, infatti, le disposizioni tattiche vengono preparate di volta in volta a seconda anche degli uomini disponibili e in funzione degli avversari.
C’è tuttavia una tendenza di fondo che prevede una sola punta e rispetto al passato si dà maggiore importanza alle fasce laterali, lungo le quali si spingono i centrocampisti e i difensori che, non avendo marcature da compiere, partecipano costantemente al gioco di attacco.

 Salvin

 

salvin Vibo Valentia - info@edusportvv.it


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