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Le origini del calcio

Sono molti i paesi che, forse, per rafforzare il nazionalismo rivendicano di aver dato i natali al calcio:per esempio nell’Italia campione del mondo degli anni 30 del secolo scorso, si da molto risalto al ca cio rinascimentale fiorentino, ipotizzando un legame evolutivo molto diretto.
I
n realtà è uno sport di origine antichissima.
Già 1000 anni prima Cristo troviamo in estremo oriente un gioco con incontri organizzati e regole molto precise, denominato "Tsu-Chu", (palla spinta con il piede) si giocava con una palla di pelle riempita di crine di cavallo. 

 

In epoca più recente intorno al IV sec a.C. questa disciplina era fra le esercitazioni di formazione fisica dei militari. Sempre in oriente non possiamo tralasciare il "kemari", praticato in Giappone, disciplina in cui otto giocatori contro altri otto calciavano una palla per mandarla tra due alberi.
Nel quinto e quarto secolo prima di Cristo, presso i greci era quotidianamente praticato, anche se però mai inserito tra le discipline olimpiche del tempo l'"episkiros" giocato con i piedi e il "phoeninda", giocato anche con le mani. 
I berberi (popolazioni pre-arabi del nord Africa) nel medesimo periodo praticavano il "koura", gioco in cui la palla veniva giocata soprattutto con i piedi.
Nel mondo romano prese il nome "harpastum": dal greco "arpazo", strappare con forza, afferrare; un mix tra calcio e rugby, praticato da due squadre, composte da parecchi giocatori, che si fronteggiavano cercando di portare una palla di stracci oltre la linea di difesa del campo avversario. I giocatori di una squadra potevano entrare nel campo avversario passandosi l’un l’altro la palla, ingannando gli avversari con finte, contrasti diretti.
L’espansione dell'Impero Romano nell'era "dopo Cristo" favorì in modo eccezionale la diffusione europea dell'harpastum, si hanno infatti, testimonianze di leggendarie partite tra legionari romani e popolazioni locali in particolare Britanni. I Britanni si appropriarono del gioco e con la loro abilità, lo trasformarono rendendolo per alcuni aspetti simile all'odierno rugby, per altri al calcio. 

Prima di trattare la nascita del calcio moderno è importante osservare la diffusione di altre due varianti di tale gioco: “soule” e “calcio fiorentino”. 

Il soule, praticato in Francia, era un gioco duro e violento con delle regole relativamente semplici.
Due squadre, spesso due parrocchie, si sfidavano in occasione delle festività religiose. Lo scopo era portare la palla (di solito costituita da una di vescica di maiale, rivestita in pelle) davanti la chiesa della propria parrocchia o depositarla di fronte alla chiesa parrocchiale della squadra avversaria che era a volte molto lontana e comportava attraversare campi, boschi e fiumi. La composizione della squadra poteva variare da 20 a 200 giocatori e, a volte più parrocchie giocano in una sola partita. Nulla era vietato dalle regole, si potevano usare le mani, i piedi o bastoni il gioco durava anche diversi giorni, fino a quando i giocatori non erano completamente esausti o rotti. 

Il Calcio Fiorentino (florentinum harpastum), stretto parente dell’harpastum dei romani secondo i fiorentini dell’epoca (dai Greci ai Latini, dai Latini a noi), nasce verso la fine del XIV secolo, era un gioco abbastanza duro che aveva come scopo là di una meta prefissata. Veniva giocato nelle piazze da due squadre formate da 54 giocatori, classificati in base alla posizione tenuta in campo come innanzi, datori e sconciatori, che quello di portare un pallone pieno d’aria al di per quanto ci si possa sforzare per indicarli in termini moderni come attaccanti, centrocampisti e difensori, francamente questo gioco ci sembra molto più vicino al rugby che al calcio d'oggi. 

In Inghilterra nel XVIII secolo comincia ad essere praticato un gioco simile all'attuale gioco del calcio, il quale accende la disputa per alcune regole. Lo scontro porta a due "correnti": l'Handling game (padre del rugby), che prevedeva l’utilizzo delle "mani e piedi" e il contatto anche violento con l'uomo; il Dribbling game, da cui nascerà il gioco del calcio, meno irruente e più portato all'eleganza, anche se prevedeva ancora l’uso delle mani per distinguerlo viene chiamato "foot-ball", cioè "piede-palla". Anche l’obiettivo si differenziava in “meta” (dal greco) per il primo e “goal” (meta in inglese per il secondo). Come si può notare, calcio e rugby hanno una comune origine storica. La differenziazione tra i due sport non era ancora ipotizzabile: gioco con le mani e gioco con i piedi erano sapientemente alternati, e l'obiettivo poteva essere talvolta il superamento di una linea di meta, altre volte il lancio della palla in un bersaglio. La nascita vera e propria come riferimento cronologico di entrambi gli sport, intesa come prima codificazione di regole, è "standardizzata" in Inglitterra durante il diciannovesimo secolo (1863), quando le strade dei due giochi si separano. 

A Cambridge nel 1846 nasce la prima squadra di vero calcio moderno, il Cambridge Club Football e all'inizio del 1863 si contano 11 squadre. Nello stesso anno, gli undici dirigenti di club e scuole londinesi, riunitisi nella Free Masons Tavern sulla Great Queen Street, fondavano la Football Association, scrivono il regolamento e con un compromesso risolvono l’annoso problema dell’uso delle mani: solo un uomo, “il portiere”, può usare mani e piedi per parare la palla e solo nella sua area (detta poi di rigore), tutti gli altri commetteranno fallo punito "rigorosamente ".
Il nuovo gioco conosce subito una grande popolarità, viene adottato dalle classi borghesi e dalle classi lavorative diffondendosi molto rapidamente in tutte le colonie e in tutto il mondo, i nobili referiscono praticare i più aristocratici cricket, rugby e canottaggio.

In Italia, le prime esperienze si sviluppano dopo il 1880 a Genova, Livorno e Palermo, città di mare dove vivono gli impiegati spedizionieri Inglesi, dipendenti delle compagnie di navigazioni, conoscitori del calcio europeo e delle regole della “Football Association". Si tratta quindi, del football giocato dai "teams" della marina britannica durante le soste nelle città portuali, del football delle ambasciate e dei consolati britannici o il football delle comunità di residenti stranieri. Nel 1893, a Genova venne fondata la prima società italiana, dal nome anglofilo “Genova Cricket and Atletic Club” (vedi foto). Nel 1898 si costituì la Federazione Italiana Football trasformatasi in seguito in Federazione Italiana Gioco Calcio (F.I.G.C.). Nello stesso anno si effettua il primo Campionato Italiano disputato tutto in un giorno e vinto dal Genoa. Nel maggio del 1904 nasce la F.I.F.A. (Fédération Internationale de Football Association) alla quale a tutt'oggi Genova Cricket and Atletic Club sono affiliate le Federazioni calcistiche.
Nel 1910 nasce la squadra Nazionale italiana che esordisce all'Arena di Milano battendo la Francia per 6 a 2, ma bisogna aspettare le vittorie ai mondiali del 34 e del 38, e alle olimpiadi del 36, amplificate dal concetto di “nazione sportiva” del regime fascista, per riconoscere una pratica diffusa e di conseguenza il definitivo successo di questo sport. Infatti, a differenza del Regno Unito dove già alla fine del XX secolo la diminuzione dell'orario di lavoro, l'istituzione del weekend e il miglioramento del tenore di vita degli strati operai consentono lo sviluppo anche tra questi ceti delle attività legate al tempo libero, tra cui il football che diventa appunto espressione della “working class”, nel nostro paese, il forte ritardo nello sviluppo industriale, la povertà la denutrizione e le malattie ambientali in cui versano le classi subalterne legano il calcio, come del resto tutto il movimento sportivo italiano, per alcuni decenni del 900 alle classi sociali più elevate.
Il calcio oggi è lo sport nazionale più diffuso e il suo successo appare indiscutibile, tanto da poter affermare che nessuna istituzione e nessuna dottrina è attualmente in grado di contenderne una capacità tale di mobilitazione di masse, interessi e passioni.

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